Sabato 10 Novembre 2001



PRIMULE D’AGOSTO



Primule d’agosto. Gialle in un prato di erba appassita. Sotto il sole caldo, l’afa e le cicale impazzite. Anche le mosche se ne stanno a dormire in luoghi più freschi, all’interno delle case. Le primule si guardano intorno smarrite, chiedendosi cosa ci stanno a fare lì, in una stagione che non è la loro. E soprattutto si domandano quanto potranno sopravvivere, loro, così abituate alla freschezza della primavera, alle brezze ancora impregnate dalle nevi invernali. Non ricordano di essere spuntate a marzo, di essere sbocciate e poi di essersi riconsegnate alla Terra. Credono che la primavera quest’anno non sia arrivata e che dall’inverno il tempo pazzo sia passato all’estate in un sol giorno. O forse hanno dormito troppo a lungo e non hanno sentito il richiamo del primo risveglio. Non sanno che sono rinate in fretta in un tempo nuovo, scelte tra altre mille da una saggezza perfetta.

In mezzo alle stoppie si sentono pungere i petali delicati e hanno paura. E’ un mondo desolato quello che le circonda. Si stringono le une alle altre per consolarsi, e la notte, quando si rinfresca un poco, si lasciano andare al canto dei grilli e si emozionano a quello degli usignoli che non avevano mai sentito. E comprendono che anche dove si trovano ora c’è una bellezza a loro sconosciuta, ma armoniosa.

Si rincuorano, accettano questa nuova condizione, faranno del loro meglio per portare la freschezza della rinascita nei campi desolati. Per portare la speranza, per mostrare che anche quando i ritmi sono bizzarri, inusuali, e la vita pare sconvolta, l’adattamento è l’unica forma di sopravvivenza in un mondo che è diventato ostile.

Ma ricordate, MIE PRIMULE D’AGOSTO, che è solo apparenza; non ostinatevi a guardare solo le stoppie e a cercare di ripararvi dai raggi brucianti del sole. Poi arriva la sera che porte una bellezza intensa e profumata di canti. E allora dov’è lo strano? L’aver cambiato un’abitudine? Un luogo, un clima? Ricordate che se anche siete primule, il mese di agosto può essere vostro. Può portarvi il coraggio di reagire alla paura di una vita che non avete ancora provato. La delicatezza delle vostre corolle è diventata resistente velluto. La fragilità degli steli si è rinforzata con la linfa della Terra. Nei tempi difficili che sono stati e che alcuni di voi ricordano e in quelli che saranno, se saprete aprire le corolle e fare scaturire la curiosità, l’amore per il mondo, qualunque esso sia diventato, SOPRAVVIVERETE !

Il ritrarvi in un cantuccio significherebbe non respirare e poi morire, ma stendere i petali e cibarsi della terra è attingere Vita dove l’avete trovata, lì, sotto di voi. Vicino, più vicino di quanto possiate immaginare. Non c’è bisogno di mettersi in cammino per cercare acqua e cibo , di questi tempi. State dove siete, MA SIATE VIVI! Fiduciosi nell'amore di Dio, nutriti e calmati dalla Sua mano spargerete vita intorno a voi, con la vostra semplice presenza luminosa.

Siate tutti benedetti fino alla fine del Tempo.